THE SCYTHE – Elvenking


THE SCYTHE – Elvenking

Voto: 7.5

Tracklist:

  1. The scythe
  2. Lost hill of memories
  3. Infection
  4. Poison tears
  5. A riddle of stars
  6. Romance & wrath
  7. The divided heart
  8. Totentanz
  9. Death and the suffering
  10. Dominhate


Ho avuto l’immenso piacere di scoprire gli Elvenking l’estate scorsa al “Rockarena” a Mercatale di Cortona. E quella stessa sera ho comprato questo cd, entusiasta al massimo per lo splendido live di cui avevo apprezzato immensamente, oltre al talento degli Elvenking come musicisti, anche l’incredibile schiettezza soprattutto del frontman Damna. Ricordo di aver avuto l’impressione che stessero suonando per una cerchia di amici piuttosto che per un pubblico di emeriti sconosciuti pieni di birra.

Ad un primo ascolto, “The scythe” risulta piuttosto melodico e coinvolgente, con questi suoni folk che dal vivo si esprimono al meglio. Ma devo dire che anche l’album fa la sua porca figura (mi si conceda questa licenza poetica): ogni canzone è introdotta da una quartina di un macabro poema che pervade tutto l’album, come un filo conduttore che ne indica la corretta interpretazione e chiave di ascolto.

In questo album compaiono pezzi potenti, con ritmi forti in cui è la batteria a scandire inesorabilmente una marcia che non si arresta, e pezzi più melodici e cupi, in cui l’uso dei violini ha saputo creare un’atmosfera insieme malinconica, tragica e folk.

“The scythe”, il pezzo d’apertura che dà il nome all’intero album (a proposito, una copertina davvero stupenda, come del resto tutta la grafica del book), è un pezzo veloce e ritmato, con un testo ben scandito dalla voce piuttosto pulita di Damna, che si adatta perfettamente anche al refrain più melodico.

“Lost hill of memories” comincia con una splendida intro fatta di violini, batteria che “teccia” di brutto, chitarre che rincorrono e poi superano i suoni dei violini ed anche qualche suono piuttosto elettronico che non ci aspetteremmo da un album così folk. Dopodiché ritmi diversi si alternano, a tratti rallentando o velocizzando l’esecuzione di questo bellissimo pezzo, che non è proprio uno di quelli che restano in testa, ma non per questo è meno degno di apprezzamento.

“Infection” è senza dubbio la canzone che mi ha colpito di più di tutte quelle che ho sentito suonare dal vivo dagli Elvenking. È un pezzo davvero sporco, reso ancora più sporco dalla voce di Damna che diventa aggressiva, grezza e graffiante. E aggressivo è anche il refrain, come una scarica di pugni che intorno al terzo minuto sembra rallentare, ma che in realtà si sta soltanto ricaricando per riesplodere subito dopo con un efficace assolo di chitarra. Bellissima.

Subito dopo “Poison tears”: veloce, con un bellissimo dualismo di voci, quella umana di Damna cui risponde una voce meno umana, quasi un grugnito. Suoni molto nordici e folk.

“A riddle of stars” presenta suoni antichi soprattutto nell’intro e la struttura ripetitiva e circolare rende davvero bene l’effetto del poema popolare.

Il testo di “Romance & Wrath” parla di un amore tragico, trattato con estremo pathos, soprattutto nelle parti sussurrate. Splendida l’idea di far parlare la morte in persona, che prima assume una seducente voce di donna, per poi divenire estremamente cattiva e disumana. Nella conclusione viene efficacemente ripresa la strofa iniziale, come a chiudere un cerchio.

“The divided heart” è senza dubbio il pezzo che resta maggiormente impresso nella testa di chi ascolta questo album grazie alla sua melodia piuttosto coinvolgente, anche se purtroppo non è la traccia migliore, in quanto leggermente tendente al commerciale (piace anche alla mie amiche, quindi…).

“Totentanz” è un brano strumentale ricco di suoni medievali che funge da  intro alla canzone successiva, “Death and the suffering”, molto veloce e ritmata, che presenta una molteplicità di stili vocali per cui devo davvero complimentarmi con Damna. Nonostante il titolo, questa traccia risulta inaspettatamente poco dark, anzi, a dire il vero presenta delle sonorità piuttosto punk che sinceramente non ho apprezzato molto.

Ma per fortuna subito dopo troviamo la meravigliosa “Dominhate”, che chiude l’album con suoni pesanti alternati a melodie delicate di violini e piano. La sensazione che trasmette questa canzone è quella di una rabbia molto amara, consapevole però che avrà un riscatto, anche se nella parte cantata in growl sembra prendere il sopravvento un tipo di rabbia più crudo e vendicativo. Alla fine di questo splendido pezzo, l’album si conclude con l’inquietante interrogativo, volutamente lasciato senza risposta, “The scythe has fallen… Was it for me?“, che getta una nuova luce su tutto l’album e fa venire davvero voglia di riascoltarlo un’altra volta.


Gli Elvenking sono:

  • Damna – voce
  • Aydan – chitarra
  • Gorlan – basso
  • Zender – batteria
  • Elyghen – violino e tastiere



THE SCYTHE – Elvenkingultima modifica: 2009-04-10T13:14:56+02:00da roxannehyde
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